Agenzia Entrate: cosa non ti potrà pignorare mai !

Agenzia Entrate: cosa non ti potrà pignorare mai !

Esistono dei casi in cui è la legge stessa a limitare il pignoramento. Esistono cioè alcune cose che Agenzia Entrate Riscossione non ti pignorerà mai. Quali sono? Cerchiamo di elencarle in questo articolo.

La prima casa

La prima casa non è pignorabile solo se:

  • il debitore non ha altri immobili;
  • in tale abitazione è fissata la residenza anagrafica del contribuente;
  • tale abitazione non è accatastata nelle categorie A/8 e A/9;
  • tale casa è adibita a civile abitazione (e non, ad esempio, a uso studio).

Il fatto che la casa non sia pignorabile non toglie che possa essere ipotecata, ma solo se il debito supera 20mila euro.

Le altre case

Se il debitore ha più di un immobile (siano essi case, terreni, ecc.) il pignoramento non è possibile se la somma del loro valore non supera 120mila euro. Pertanto se il contribuente è proprietario di due terreni del valore di 30mila euro ciascuno e di un piccolo monolocale del valore di 80mila euro, nessuno dei tre può essere oggetto di pignoramento.

L’ultimo stipendio

In caso di pignoramento del conto corrente, dello stipendio o della pensione, non può essere pignorato l’ultimo emolumento. La previsione è stata introdotta nel 2013.

I beni mobili impignorabili

È raro che l’Agenzia Entrate Riscossione possa avviare un pignoramento sui beni mobili presenti nell’appartamento del debitore (quadri, tappeti, tv, gioielli, ecc.) anche se in passato Equitalia lo ha fatto. Esistono comunque dei beni che l’ufficiale giudiziario non può mai pignorare. Questi sono: letti, tavoli da pranzo con le relative sedie, armadi guardaroba, cassettoni, frigorifero, stufe, fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, lavatrice, utensili di casa e di cucina insieme ad un mobile idoneo a contenerli. Tutti tali beni, in quanto indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi, non possono essere asportati dall’ufficiale giudiziario, a condizione che non abbiano un significativo pregio artistico o di antiquariato.

L’auto di lavoro

L’automobile utilizzata dall’imprenditore o dal professionista per l’esercizio della propria attività non è mai pignorabile. Qualche giudice è andato oltre il senso letterario della norma allargando l’ambito anche al lavoratore dipendente.

Le polizze vita

La polizza vita non è mai pignorabile. Al contrario è possibile il pignoramento di una serie di sussidi sociali come l’assegno per gli invalidi, l’accompagnamento, il risarcimento del danno erogato da un’assicurazione per un sinistro.

Il minimo vitale della pensione

La pensione è pignorabile sino a massimo un decimo se la mensilità non supera 2.500 euro; fino a massimo un settimo se la mensilità è tra 2500 euro e 5000 euro; negli altri casi fino a un quinto (la metà se concorrono più pignoramenti di natura diversa). Ma tali percentuali si calcolano sull’importo della pensione ottenuta dall’ente di previdenza a cui è stato previamente sottratto il cosiddetto «minimo vitale». Il minimo vitale è pari a una volta e mezzo l’assegno sociale ossia, ad oggi, 672,76 euro. Quindi, su una pensione di 1000 euro, bisogna prima sottrarre il minimo vitale (1000-672,76): il risultato è pignorabile entro massimo un quinto (65,44 euro).

Contrariamente a quanto si crede, anche la pensione di invalidità civile è pignorabile, ma nei limiti appena detti.

La metà del conto cointestato

Chi ha un conto corrente cointestato con un’altra persona ne rischia sì il pignoramento, ma solo nella misura del 50%, poiché l’altra metà spetta al comproprietario.

La casa inserita nel fondo patrimoniale

La casa inserita nel fondo patrimoniale è ormai pignorabile per debiti di natura fiscale anche se connessi all’attività d’impresa. Non è pignorabile il fondo patrimoniale per debiti di natura speculativa e voluttuaria. Per tutti gli altri debiti, il fondo patrimoniale non tutela ormai più

I quattro quinti dello stipendio o della pensione

Sia che il pignoramento dello stipendio o della pensione avvengano quando ancora la somma non è stata versata al lavoratore/pensionato che dopo l’accredito sul conto corrente, l’Agente della Riscossione può pignorare le seguenti somme:

  • stipendi che non superano 2.500 euro: pignoramento di massimo un decimo (ossia il 10%);
  • stipendi che superano 2.500 euro ma non superano 5.000 euro: pignoramento di massimo un settimo (ossia all’incirca il 14%);
  • stipendi superiori a 5.000 euro: pignoramento di massimo un quinto (ossia il 20%). Eccezionalmente il pignoramento può arrivare fino alla metà della busta paga se concorrono più creditori di natura diversa.

1.345,56 euro presenti sul conto corrente

Se sul conto corrente sono accreditati stipendi e pensioni, la provvista già presente alla data del pignoramento può essere bloccata solo nella misura che eccede il triplo dell’assegno sociale, pari cioè a 1.345,56. Il residuo può essere pignorato integralmente. Le successive mensilità accreditate possono essere pignorate entro i seguenti limiti:

  • stipendi che non superano 2.500 euro: pignoramento di massimo un decimo (ossia il 10%);
  • stipendi che superano 2.500 euro ma non superano 5.000 euro: pignoramento di massimo un settimo (ossia all’incirca il 14%);
  • stipendi superiori a 5.000 euro: pignoramento di massimo un quinto (ossia il 20%). Eccezionalmente il pignoramento può arrivare fino alla metà della busta paga se concorrono più creditori di natura diversa.

Se invece sul conto sono depositate somme diverse da quelle dovute a titolo di lavoro o pensione, il pignoramento può essere integrale.

 

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