Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo

Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo

L’art. 1, co. 35, della Legge n. 190/2014 ha riformulato l’art. 3 del D.L. 23 dicembre 2013, n. 145, al fine di riconoscere un credito d’imposta a tutte le imprese – a prescindere dalla forma giuridica, dal settore economico di operatività e dal regime contabile adottato – che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo, a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019.
L’agevolazione è pari al 25% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015, ovvero nel minor periodo dalla costituzione. Per le imprese in attività da meno ditre periodi di imposta, la media degliinvestimenti in attività di ricerca e sviluppoda considerare per il calcolo dellaspesa incrementale è determinata sul minorperiodo a decorrere dal periodo di costituzione.
Il credito d’imposta è riconosciuto, fino ad un massimo annuale di euro 5.000.000 per ciascun beneficiario, a condizione che siano sostenute spese per attività di ricerca e sviluppo – appositamente individuate dal novellato art. 3, co. 4, 5, 6 e 7, del D.L. n. 145/2013 –almeno pari ad euro 30.000.
Ai fini della determinazione del credito d’imposta sono ammissibili le spese relative a:
a)  personale altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo ammissibili, come sopra elencate, in possesso di un titolo di dottore di ricerca, ovvero iscritto ad un ciclo di dottorato presso una università italiana o estera, ovvero in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico secondo la classificazione UNESCO Isced (International Standard Classification of Education) o di cui all’allegato 1 annesso al D.L. n. 145/2013;
b) quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio, nei limiti dell’importo risultante dall’applicazione dei coefficienti stabiliti con il D.M. 31 dicembre 1988, in relazione alla misura e al periodo di utilizzo per l’attività di ricerca e sviluppo e comunque con un costo unitario non inferiore a 2.000 euro al netto dell’imposta sul valore aggiunto;
c) spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese comprese lestart-up innovative di cui all’art. 25 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179;
d) competenze tecniche e privative industriali relative ad un’invenzione industriale o biotecnologica, ad una topografia di prodotto a semiconduttori o ad una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne.
Per le spese relative alle lettere a) e c), il credito d’imposta spetta nella misura del 50% delle stesse.
Non è più prevista la procedura di istanza telematica per fruire del credito d’imposta, che deve essere indicato nel modello Unico: non concorre alla formazione del reddito, né della base imponibile Irap e non rileva ai fini della determinazione dei rapporti di indeducibilità di cui agli artt. 61 e 109, co. 5, del Tuir. È utilizzabile in compensazione, ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997, e non è soggetto ai limiti di cui agli artt. 1, co. 53, della Legge 24 dicembre 2007, n. 244, e 34 della Legge 23 dicembre 2000, n. 388.
L’Agenzia delle Entrate procede ai relativi controlli sulla base della documentazione contabile, allegata al bilancio, certificata dal soggetto incaricato della revisione legale o dall’organo sindacale o da un professionista iscritto nel Registro deirevisori legali di cui al D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39: le imprese non soggette a revisione legale dei conti, prive di un organo di controllo, devono comunque avvalersi della certificazione di un revisore legale dei conti o di una società di revisione legale dei conti iscritti quali attivi nel registro di cui all’art. 6 del predetto Decreto. Le spese sostenute per l’attività di certificazione contabile sono ammissibili entro il limite massimo di euro 5.000.
Il revisore legale dei conti o il professionista responsabile della revisione legale dei conti, nell’assunzione dell’incarico, è tenuto a rispettare i principi di indipendenza elaborati ai sensi dell’art. 10 del D.Lgs. n. 39/2010 e – in attesa della loro emanazione – quelli previsti dal codice etico dell’International Federation of Accountants (IFAC): nei confronti del revisore legale dei conti o del professionista responsabile della revisione legale dei conti che incorre in colpa grave nell’esecuzione degli atti che gli sono richiesti per il rilascio della certificazione, si applicano le disposizioni dell’art. 64 del codice di procedura civile.
Qualora, a seguito dei controlli, l’Agenzia delle Entrate accerti l’indebita fruizione, anche parziale, del credito d’imposta per il mancato rispetto delle condizioni richieste ovvero a causa dell’inammissibilità dei costi sulla base dei quali è stato determinato l’importo fruito, provvede al recupero del relativo importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo legge.
Un successivo Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con quello dello sviluppo economico, provvederà a definire le ulteriori modalità applicative, nonchè quelle di verifica e controllo dell’effettività delle spese sostenute, le cause di decadenza e revoca del beneficio, e i criteri di restituzione del credito d’imposta di cui l’impresa ha fruito indebitamente.
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